Lidija Khachatourian | Finestre sull’Arte

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LIDIJA KHACHATOURIAN | AKKA PROJECT

Il 2020 è stato senza dubbio un anno che si ricorderà nel tempo: Europa bloccata, commerci in ginocchio e varî settori congelati. Nonostante ciò, il mondo dell’arte è riuscito a rimanere a galla e sono state registrate vendite record anche quest’anno: giugno, Sotheby’s vende il trittico di Francis Bacon, Oresteia of Aeschylus (1981) per 74 milioni di dollari (84,5 milioni con il buyers premium); ottobre, Beijing’s Poly Auction vende l’opera cinese Ten Views of Lingbi Rock del 1610 circa per 73,4 milioni di dollari, che si aggiudica il primato di opera d’arte classica cinese più costosa mai venduta all’asta. E la lista potrebbe andare avanti così ancora molto. La situazione sanitaria ha obbligato molti a prendere provvedimenti rapidi e a trasformarsi in realtà online per poter essere “parte del giro”. All’improvviso, le email box si sono riempite di inviti a prendere parte alle viewing room e i profili Instagram si sono affollati di Instagram lives. Personalmente, come proprietaria di una galleria d’arte, questo approccio non mi ha entusiasmato. Nonostante AKKA Project fosse già presente online, pre-pandemia tramite il nostro partner Artsy.net e attraverso le private rooms, la galleria è stata fortemente penalizzata dalla trasformazione di una serie di fere ad eventi unicamente online come Art Dubai a marzo, Photo London a maggio, Photo Basel a giugno e Artissima a novembre. Occupandomi di arte contemporanea proveniente dal continente africano e trattandosi di un mercato emergente, molti artisti non sono ancora noti e necessiterebbero di un primo approccio più intimo, in presenza, per poter essere ammirati e compresi. Credo che acquisti e vendite online avvengano più facilmente per artisti già conosciuti e presenti sul mercato da più tempo. Questi mesi sono stati, tuttavia, un’occasione per portare a termine una serie di progetti sviluppatisi nel corso del 2019 che, con la nostra giovane età e la nostra flessibilità, ci hanno permesso di concludere il 2020 in positivo contando all’attivo una serie di successi. Abbiamo voluto focalizzarci ulteriormente sul processo creativo dei nostri artisti e da questo intento abbiamo sviluppato e prodotto Lipiko, un cortometraggio che nasce dall’analisi del processo creativo e dei retroscena dei lavori di Filipe Branquinho (Mozambico, 1977). Il cortometraggio è stato diretto da Martina Margaux Cozzi (vincitrice del premio “Best Director” con il documentario artistico Under the Skin, dedicato al grande artista Anish Kapoor) che ha saputo comunicare le tecniche e le storie che hanno ispirato e continuano ad ispirare Filipe. Il risultato è un quadro generale, intimo e pungente, delle problematiche e dinamiche sociali, economiche e culturali del Mozambico. Tra i progetti che hanno visto la luce nel 2020, spicca ArtAndAboutAfrica, piattaforma virtuale studiata per un mondo pre-Covid, o meglio, per un mondo post-Covid, dedicato a viaggiatori ed amanti dell’arte africana, desiderosi di connettersi con artisti, gallerie e centri culturali disseminati sull’intero continente africano. Una piattaforma online che, fin da subito e nonostante i limiti immaginabili causati della pandemia, è riuscita a riscuotere un enorme successo permettendo a numerosi artisti di essere trovati e di interagire con acquirenti da tutto il mondo. Grazie alla nostra presenza online con www.artandaboutafrica.com, durante il primo lockdown, siamo stati in grado di coinvolgere diverse organizzazioni e privati in una raccolta fondi dedicata a supportare economicamente gli artisti che maggiormente hanno subito le conseguenze delle chiusure di fere ed esposizioni. La tendenza comune, in questa profonda crisi, è stata quella di unire le forze, tra gallerie e tra artisti; abbiamo assistito a diverse iniziative dove grandi gallerie hanno aperto le porte a realtà artistiche più piccole. Ne è un esempio il gallerista David Zwirner che in marzo lanciò la “Platform: New York” invitando una dozzina di gallerie newyorkesi più piccole a far parte della sua viewing room; come anche NADA FAIR apportando un approccio nuovo alla fera d’arte. Considerando che gli spostamenti intercontinentali, e forse anche quelli nazionali, saranno limitati ancora un po’, è sicuramente il momento di seguire l’esempio di Zwirner e lavorare insieme. Nel mio caso specifico, collaborare con altre gallerie, creare un network e coinvolgere il più possibile le persone che vivono nelle immediate vicinanze, offrendo loro un’esperienza artistico-culturale unica. Il “periodo Covid” è l’occasione per unirsi in favore della promozione della cultura e dell’arte, ognuno con le proprie specializzazioni. Guidata da un ottimismo di natura, sono sicura che il mondo tornerà alla normalità, una normalità rinnovata che profumerà più del solito; si potrà tornare non solo ad abbracciarsi ma a nutrirsi di cultura visitando musei, fiere e gallerie. Sono veramente curiosa di attendere la produzione artistica dei prossimi anni, sicuramente influenzata dai cambiamenti sociali dell’ultimo anno e, ancor più, dall’isolamento prolungato e dalle sue conseguenze.

Ed. n. 9, Anno II
Marzo – Aprile – Maggio 2021

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