Dipingo nuovi italiani Italiani neri, come me | La Lettura

di Anna Gandolfi

Nomen omen. Luigi Christopher Veggetti Kanku ha una storia da raccontare già dalla carta d’identità. Luigi è il nome di battesimo, Veggetti il cognome dei genitori che lo hanno adottato quando — aveva 5 anni — è arrivato in Italia, Kanku quello congolese. Christopher, invece, è una scelta personale che risale all’adolescenza: «Bisognava sistemare le carte all’anagrafe. Tra mille complicazioni burocratiche mi è capitata la fortuna di poter fissare un nome che mi piaceva». Madrelingua francese, nato nel 1979 a Kinshasa (allora Zaire, oggi Repubblica democratica del Congo), è cresciuto a Barlassina, centro brianzolo di 7 mila abitanti. Ha lavorato in tutt’Europa, ora vive a Meda, sempre in Brianza: «Nella mia vita la multiculturalità è un fatto».

Luigi Christopher Veggetti Kanku, pittore e scultore, fa da più di 20 anni dell’afrodiscendenza un’architrave della sua ricerca. Una calda giornata di sole, tela con campo punteggiato da braccianti, è entrata nella permanente del Mudec di Milano: «Il titolo è provocatorio. Se lo Stato non si occupa di caporalato, quella dipinta resta una giornata di sole e stop». Ripete che «l’arte può cambiare le cose». Ha esposto a Londra, Berlino, New York, Göteborg: ritratti, soprattutto. In qualche modo militanti. «Raffigurando volti afroitaliani mi sembrava, e mi sembra, di contribuire all’integrazione». Perché, sostiene, «ultimamente va di moda, l’artista di origini africane è cool. Allo stesso tempo una fetta di politica è ostile rispetto alle migrazioni». Per lui sono due facce di una stessa medaglia «venata di superficialità. Ma nella vita reale si muove ben altro. Bisogna andare nelle scuole, tra i nostri ragazzi. Per loro le distinzioni nette non esistono più». Se n’è accorto senza dover cercare troppo lontano: «Ho due figlie, 14 e 12 anni. Non vivono ciò che ho vissuto io». Lui che era «l’unico bambino nero, guardato con sospetto e curiosità».

A gennaio 2020 il suo contrappunto politico su tela è finito anche sulla stampa estera: un ritratto «africano» e con clergyman arcobaleno del leader della Lega, Matteo Salvini. «Ho organizzato un’asta (Salvini in un post: “Quasi quasi partecipo”, ndr), che poi era in realtà una performance. I rilanci anonimi sono arrivati a 60 mila euro: una recita, il quadro non è stato venduto davvero. La sfida era creare mobilitazione».

Veggetti Kanku porta visi neri («neri va bene, persona di colore suggerisce che un bianco sia senza colore: questo invece non mi piace») nelle case dei collezionisti, nelle gallerie, «ed è anche un modo per avvicinare le persone a una presenza quotidiana, visiva e pure sentimentale, perché se compri un dipinto è perché ti ha affascinato, no?». Sono volti e sguardi di persone che hanno qui il loro presente: «Dipingo italiani. E gli italiani oggi hanno anche questo aspetto». Lo stesso messaggio di Tricolore 2022, esposizione itinerante con cui l’artista sta per diventare testimonial del nostro melting pot. Debutto a Venezia, 20 gennaio, nella galleria Akka Project; chiusura al Mofa, Museum of Fine Arts della Florida University, gennaio 2023. In mezzo tappe all’Università Bicocca di Milano («il 18 e 19 febbraio alcune opere saranno collegate a una sessione di dibattiti a tema antropologico») e all’Universidade federal da Bahia (Brasile), in alcune scuole superiori («Leonardo da Vinci» di Bergamo) e istituti comprensivi (in provincia di Monza e Brianza) o spazi comunali (Reggio Emilia prepara un evento di urban art). In mostra porterà lavori su supporto tradizionale e digitale («la Lettura» ne pubblica qui alcuni in anteprima): «L’esposizione itinerante è una foto contemporanea, racconta verità ancora sottovalutate ma anagraficamente reali. Il tessuto sociale,
per via dell’immigrazione degli ultimi 40 anni, in Italia è mutato rivelando una comunità sempre più
multietnica. Il diverso era un’eccezione, un oggetto bizzarro, non aveva alcuna prospettiva; oggi è una
concreta minoranza, non è più trascurabile. L’Italia sta inglobando i nuovi italiani, anche se spesso
fatica ad ammetterlo».

L’autore, per fissare quanto ha vissuto, sceglie un episodio: aveva 9 anni, si era tagliato un dito, era entrato in una pasticceria. «Posso avere un fazzoletto di carta? Mi sono fatto male…». Il via vai di camerieri non si ferma. «No, non ce ne sono». Ma lui li ricorda lì, sul bancone. «Ero sgradito, il ragazzino nero che chissà cosa voleva. Dovevo togliere il disturbo. L’ho tolto». Un fatto dietro l’altro. Integrazione, immigrazione di prima e seconda generazione erano concetti semplicemente non contemplati. «Ero quello diverso e basta. Nei miei disegni d’esordio c’era solo l’Africa. Ero arrabbiato, mi sfogavo. Immaginavo l’Africa sulle pareti delle case italiane. Non avevo ambizioni, progetti, niente: volevo soltanto raccontare qualcosa di me». Studia grafica pubblicitaria, debutta in mostra con i compagni di classe («i prof compravano i miei quadri: incredibile»), poi su strada. Lì viene notato: nel 2002 arrivano i galleristi, le prime personali. Il suo nome circola, ai temi sociali comincia ad affiancare altro: paesaggi marini, foreste, scorci urbani. Poi torna all’origine. «L’ho fatto quando ho sentito che i messaggi razzisti si facevano sempre più aggressivi. In Europa c’è una deriva. Ho voluto ribadire il mio messaggio». In un mix di culture e di cromie, Tricolore 2022 presenterà una serie di volti, e non solo. L’artista ha rielaborato Le due madri di Giovanni Segantini (1889), «ricollocandovi all’interno una donna afroitaliana con i suoi bambini». All’olio e all’acrilico affianca i pixel, «dipingo volentieri con l’iPad: un mezzo davvero democratico», e mescola i riferimenti culturali. C’è il tributo ai maestri dell’arte e c’è il tributo alla generazione Z. «In ogni sede presenterò il ritratto di un nuovo italiano dalle radici africane». Si parte con Khaby Lame, nato in Senegal e residente a Chivasso (Torino), 21 anni, fenomeno globale di TikTok con 100 milioni di follower, umorismo pulito senza lasciare indietro temi di peso come Black Lives Matter. Uno che non ha abbattuto barriere: le ha proprio travolte.

Tratto da La Lettura, inserto Corriere della Sera, p.27, 2 January 2022
Articolo di Anna Gandolfi

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